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La vite

La Vite (Vitis vinifera)

Vitis vinifera è una pianta a foglia caduca e lianiforme, appartenente alla famiglia delle Vitacee. Sono specie che non riescono a sostenersi da sole, ma devono arrampicarsi su dei supporti, che in natura sono tronchi di altre specie, mentre nella coltivazione sono pergolati oppure i classici sistemi composti da pali e fili, la situazione più comune nei vigneti professionali.

Le viti sono tutte innestate, spesso su altre specie di vitacee. Un tipico portinnesto è la vite americana, che resiste alla fillossera, insetto nocivo apparso a metà del 1800, fece grandi danni nei vigneti europei.

La pianta produce sui rami di un anno, che vengono chiamati tralci. I fiori della vita coltivata sono ermafroditi, piccoli e verdastri e generano i noti grappoli d’uva. Le foglie sono ampie, trilobate o pentalobate, diverse a seconda dei vitigni. L’apparato radicale si approfondisce abbastanza nel suolo, ma la maggior parte delle radici resta nel primo metro di profondità.

Le gemme della vite vengono distinte in:

  • Gemme ibernanti, che danno origine al germoglio nell’anno successivo alla loro formazione, il quale diverrà tralcio.Gemme pronte, che si sviluppano sul germoglio dell’anno e danno vita alle femminelle.
  • Gemme latenti, che sono gemme vegetative che si sviluppano solo in seguito a forti tagli o anche a lesioni, anche dopo anni dalla loro formazione.

La coltivazione della vite

Clima e terreno adatti alla vigna

La vite è una specie mediterranea con elevate esigenze di temperatura, che tuttavia si adatta a svariate tipologie di terreno e microclima. Ciascun vitigno offre il meglio del proprio potenziale vinicolo in ambienti che possiedono determinate caratteristiche in combinazione tra loro, tanto che ne risultano situazioni pedoclimatiche uniche ed irripetibili, grazie alle quali si ottengono le singolari produzioni tipiche.

Per l’uva da tavola da autoproduzione la questione è un po’ diversa e possiamo avere successo in zone non necessariamente “da vite”, purché sufficientemente rispondenti alle esigenze di base della specie.

Il clima ideale

La vite cresce bene nei nostri territori del sud, centro, ma anche nord Italia. Ama le temperature miti e il sole, ma resiste anche al freddo non eccessivo. Una ventilazione moderata è positiva per garantire il giusto arieggiamento, che riduce il rischio di patologie fungine.

Il terreno adatto

Conviene, prima di investire in un vero e proprio vigneto, far analizzare campioni di suolo, che ci possono guidare anche nella scelta del portinnesto adatto. La pianta è adattabile anche a diversi tipi di terreno, ma sicuramente non deve essere soggetto ai ristagni idrici e non deve avere ph troppo acido né alcalino.

Che cos’è il “terroir”

Con questo termine francese si indica tutto un insieme di fattori che concorrono a ad una determinata produzione vitivinicola: clima, suolo, portinnesto, vitigno, paesaggio, ma non di meno anche la tradizione del territorio e la sapienza tecnica che vi si è sviluppata.

Come piantare la vite

Per piantare una pianta di vite è opportuno scegliere una posizione ben soleggiata. Le piantine di vite da mettere a dimora si chiamano “barbatelle”, sono innestate e presentano un fusticino con due gemme. Il periodo adatto per l’impianto è quello del riposo vegetativo, tra l’autunno e la fine dell’inverno, evitando i momenti di gelate. Per il trapianto bisogna scavare una buca sufficientemente profonda e mettervi dentro la pianta ben diritta, aggiungendo del buon compost o letame maturi come concimazione di fondo, meglio se miscelati agli strati superficiali della terra di scavo.

L’impianto di un vigneto

Se si ha un’azienda agricola e si dispone di una superficie abbastanza estesa per la produzione di vino, bisogna progettare accuratamente l’impianto del vigneto. Conviene anche avvalersi di un tecnico specialista che ci supporti in questa fase e ci eviti degli errori destinati a ripercuotersi per molti anni a venire. Se ci troviamo in una zona vocata e tradizionalmente coltivata a vite, è probabile che il nostro terreno abbia già precedentemente ospitato questa coltura, mentre per ragioni fitosanitarie l’ideale sarebbe attendere almeno qualche anno tra l’espianto di un vigneto e l’impianto di uno nuovo. Valutiamo quindi attentamente anche la storia recente dell’appezzamento in questione e facciamoci consigliare sul da farsi, caso per caso. Per l’impianto di un vigneto bisogna innanzitutto tracciare i filari, poi predisporre dei pali, che possono essere di legno, cemento o ferro zincato. A questi bisogna legare i fili metallici per tutta la lunghezza del filare, di solito in acciaio inox. Per mettere a dimora le barbatelle si può anche ricorrere a dei contoterzisti che dispongano di un’apposita macchina trapiantatrice. Per tutto il processo di vinificazione non è necessario avere una propria cantina, perché se ci si trova in una zona vocata troveremo una cantina sociale a cui conferire l’uva, e poi col tempo valutare se investire ulteriormente anche sulla trasformazione.


Sesti di impianto

Non è facile dare un consiglio a priori sui sesti di impianto per la vite, perché è un parametro che dipende dai diversi ambienti. In genere però nei vigneti da vino si considerano ottimali valori come 3000-4000 piante ad ettaro (300-400 piante per 1000 mq), ma il numero esatto, dato dalle distanze sulla fila e tra le file, dipende da vari fattori come la combinazione varietà-portinnesto, il clima, il terreno e le tecniche utilizzate. Per le forme di allevamento come il cordone speronato e il Guyot in genere le distanze sono di 2,5-3 metri tra i filari e di 80-120 cm tra una pianta e l’altra lungo la fila. vigneto coltivato